venerdì 20 luglio 2012

Scambio


Le cose sono ciò che ci appare. A seconda della luce che le illuminano. Perfino un tramonto dorato pare scambiarsi i colori,  quando illuminato da una luce altra.

Tra le distese di messe in parte incolte, il tramonto salutava dorato e stanco il giorno: sorprendente; come sempre in questo periodo. Ma per Greta e Samì, purtroppo, le sorprese sarebbero state ben altre.

«Papà!», Samì vide il padre riposare appoggiato alla vecchia quercia. Mollate le sottane della mamma, corse sicuro di incontrare le braccia mai stanche del papà. Greta sorrise ancora una volta, il profondo legame presente tra padre e figlio la rincuorava ogni volta. Era una delle sue ragioni di vita. Dopo aver lasciato libero il figlio, però, accelerò il passo preoccupata: suo marito non era solito addormentarsi prima di rincasare, eppure aveva l'impressione che la testa ciondolasse di lato in modo assonnato. «Papà! Papà!!», gridava ora convulso il figlio, che sconvolto si era scagliato come una freccia micidiale librata in traiettoria disperata verso la mamma. «P-apà sta male… S-angue. San-gue. Tanto sangue. Bisogna salvarlo!». Greta estrasse in maniera confidente due lame corte e affilate celate dal vestito, che nel frattempo si tingeva di un sangue mensile rosato che le calava sempre più liquido dalle gambe tese. «Stai qui tesoro mio, non preoccuparti vado io da papà». Samì ora era immobile a guardare la madre muoversi rapida verso il padre. La vide sostare in piedi per un po’. Poi proferì un ordine a qualche dio che doveva vedersi attraverso le fronde dell'albero: «Ridammi il mio uomo! Non erano questi i patti!» continuò come convinta di parlare a qualcuno. Passò qualche secondo. Poi Greta si voltò verso l'ultimogenito.

«Samì, vieni ad aiutare a guarire papà…» gli disse in tono rassicurante ma perentorio. Il bimbo ignorò comunque quel tono e seguì l’ordine della madre di buon grado. Avrebbe fatto di tutto pur di essere utile in quella disperata situazione. Riavvicinatosi al padre, si girò in attesa di altri ordini dalla mamma, ma avvertì solo un forte dolore al capo. Poi buio e nulla più.

«Questo me lo prenderò per sacrificarlo alla nostra dea; certamente un dono gradito a Zeldar» disse con tono neutrale chi era piombato sul bambino per tramortirlo quasi uccidendolo. «Maledetta, i patti erano per darti il giovane, in cambio dell'incolumità degli altri!» sfidò risentita la donna che atteggiando le lame in guardia, lasciava intendere di poter vantare un passato non del tutto pacifico. «Hai ciò che avevi chiesto. Ora mantieni la promessa appena fatta!» spiegò ancora più minacciosa Greta. «Ma ti sei vista? La tua debole femminilità umana ti scivola fra le cosce. Al solito voi umane sapete solo metterli al mondo. A educarli, meglio che ci pensiamo noi. Noi sappiamo…» tentò di chiosare l'assassina ostendando un fare maligno. Ma Greta non ci stava e la interruppe: «Maledetta, ti ucciderò!». «Calma… Calma… Ma quanta fretta. A te interessa salvare la “famiglia”, non occuparti di una pedina come me.» reimpostò con voce suadente, «Attendi che io e il nostro Samì siamo lontani. Poi prendi la pergamena che ho riposto dietro la schiena del tuo inutile compagno. Ti servirà a salvarlo definitivamente da questa “incresciosa” situazione».

Greta, col viso contrito da un dolore che voleva e doveva dominare, rimase immobile. Ipotizzando che per salvare il suo uomo non avesse molto altro tempo, guardava evanescente in direzione dell’assassina che si dileguava al tramonto con il “premio” pattuito, infine fissò il sole che pareva dipingere tutto di un rosso sempre più rosso; sempre più pesante.