venerdì 3 agosto 2012

Il prezzo più alto


Vale più la perdita di un figlio o della vita? Quando si tratta di sé e del proprio figlio non fa differenza.

Greta, combattuta ma coerente con le proprie scelte, rimase immobile.Il tempo per lei si era fermato mentre osservava l'assasina che si dileguava con il suo figlio minore. Ma non ancora troppo distanti, già li aveva persi di vista, la, da qualche parte, tra il grano non ancora piegato alla falce. E ormai nulla aveva più importanza.



Aveva dovuto prendere una decisione in quel maledetto giorno. Per la famiglia: sacrificare il meno forte per tirare avanti. Chauntea permetteva questo genere di sacrifici? si era chiesta. Era la cosa giusta, si era detta. E doveva essere così - altrimenti sarebbe impazzita. Precipitandosi a recuperare la pergamena per salvare Ben, si rimproverò di aver perso tempo a ripensare alla perdita del figlio. Colse subito lo scritto e lo srotolò, pronta a lanciare una forte magia ristorativa. In fin dei conti lei aveva rispettato i patti, si ripeteva. Tali magie poi le conosceva bene, anche se ormai non era più in grado di portarle a compimento, da quando era uscita dalla sua chiesa.

Leggeva mentalmente, animata da uno sguardo impaziente e ansioso. Mentre tracciava, con gli occhi le iscrizioni della pergamena. Sempre più si spalancavano, nervosamente. Sempre più, i capillari si esaltavano vibrando e ingrossandosi; sino a rompersi. Sempre più, nel suo viso si disegnava un sinistro sorriso asimmetrico che, mano a mano, lasciava raggrinzire in faccia degli incontrollati spasmi di terrore. Greta cadde in ginocchio stremata da una lotta senza fine. Avrebbe voluto urlare. E probabilmente dentro di lei lo stava facendo. Ma nulla gli usciva più di gola. Rimase così, scossa nei suoi tremori. Per un po'. E l'intimo sangue di donna si confondeva ora con quello del suo amato.  Ora sarebbero rimasti insieme, come avevano giurato molti anni prima. Ancora una volta.

Le mani di Greta iniziarono a contrarsi, stringendo forti le lame che l'avevano utilmente accompagnata nelle passate avventure. Lentamente le punte si accostarono al ventre, come a voler chiedere gentilmente il permesso di passare. Una stretta convulsa delle mani le aiutò a superare la pelle. Lentamente. I muscoli. Lentamente. Le carni. Le viscere. Poi il cuore che batteva, batteva. Con lo sguardo ammansito dalle forze che la abbandonavano così in fretta «Samì» sussurrò. Era come se fosse lì, a guardarla, mentre moriva. E come a dedicare il suo ultimo pensiero, figurandosi il sorriso acerbo e, in fondo, ancora sincero del piccolo, cercò di contracambiarlo come poteva. Ma Samì non rispondeva; anzi pareva come costretto da dei legacci. Legacci anche alla bocca. Dietro di lui una sagoma scura lo costringeva in avanti. Finché anche il sangue di lei, accasciata in un tragico abbraccio, parve scuro quanto quello del padre di suo figlio. Chissà quanto Greta si augurò fosse giunto per lei l'oblio a impedirle di verificare la sua visione... Perché proprio al piccolo protagonista sarebbe toccato pagare il prezzo più alto di tutti, in quella macabra vicenda.