sabato 24 agosto 2013

Qui, giù, come un teatro

È tutto stonato. Ora che siamo giù, sembra un teatro di simulacri di lealtà.
(dalle note di Artiglio

Sono solo poche ore che ho abbandonato la superficie, eppure l'agognato buio adesso fa quasi più male della luce del sole in pieno giorno. Vampiri resi folli dall'immortalità, morti che vivono nella falsità di una vita non loro, ragni mostruosi, empi come le sacche di putrido veleno che portano nel ventre.

È tutto stonato, come una fiaba di cui credevi di conoscerne i minimi dettagli, e che ora rivela una trama in cui anche il finale sembra sbiadito come una tela dimenticata al sole. Credevo di sapere. Credevo di conoscere. Ora mi rendo conto che ho sempre e solo vissuto di racconti. Le mie certezze sono state il teatro della memoria di mio padre, e ora sono solo uno stolto che si ritrova a guardare dietro il sipario, dove la magia svanisce e lascia trapelare l'inganno.

Ora mi rendo conto di essere sempre stato guidato dalla rabbia e dall'arroganza. Volevo conoscere il mio passato, pensavo di averne diritto, a tutti i costi, ma non sono più così sicuro che il mio passato voglia farsi conoscere. E così mi ritrovo nel budello di una terra che ha i suoi segreti e che forse dovrebbero rimanere tali, attorniato da compagni che non so se considerare alleati o avversari.

Breath, quell'elfa testarda e arrogante! Se ne va lasciandoci soli per poi tornare a raccontare una storia che ad essere buoni sparge sidro come una botte azzannata da orchi ubriachi. Una storia che avrebbe dovuto segnarla e che invece ha solo reso più vivi la sua alienazione e il suo disprezzo per ciò che è altro da lei, fino quasi a distruggere risorse che appartengono al gruppo. Fino a crogiolarsi di sadico divertimento nel vedere il nano Sen intrappolato nella ragnatela. Fino a denigrare con malcelata superiorità la mia tattica di combattimento. Come ti permetti, presuntuosa arrogante! Forse è proprio quest'ultima cosa che mi brucia di più. Non riesco a far tacere la rabbia che mi grida nelle tempie. Mi brucia perché in fondo so che, nonostante i modi, potrebbe essere nel giusto. E a bruciare tormentati sono la mia arroganza e il mio orgoglio che quella stupida elfa incarna così fedelmente.

Poi c'è il ragazzino umano. Quello che si professa magus. Che si nasconde dietro parole che non comprendo e modi gentili che puzzano di inganno. Sa cose che non dice e dice cose che dovrebbe tacere. Non so se sia solo uno stupido o ad essere stupido sia proprio io. Di Sen, Valkar e Kronos per il momento mi fido. Ma non so quanto durerà. Qui sotto è tutto illusorio e i muri sono pronti a farsi da parte in ogni momento, come sipari e maschere; che al momento meno opportuno decidono di rivelare segreti che potrebbero essere fatali.